Il Gange viene ucciso, a colpi di sviluppo, di business, di globalizzazione.
Le dighe sul ramo Bhagirati, forse il più antico simbolo Induista, sono uno scempio di cui non si trova spiegazione se non nella pura avidità, nella frenesia di profitto che rende miopi, che oscura anche il semplice buon senso.
Siamo italiani, svizzeri, tedeschi, francesi, europei in genere, che avendo fatto esperienza della profonda spiritualità che permea il Gange Himalayano, della meravigliosa fragilità di quell’ecosistema, sentendoci inestricabilmente legati a quei luoghi ed alla loro sorte, abbiamo deciso di fare il possibile per aiutare i locali e le organizzazioni coinvolte con il minuscolo apporto dei nostri sforzi di sensibilizzazione e di raccolta di fondi.
quest’estate sono andata a Devprayag con mio marito il nostro Maestro spirituale e tanti altri compagni e devoti italiani. Mi sono spiritualmente innamorata di Ganga Mayi, della Sua accoglienza, della Sua misericordia, della Sua infinita dolcezza. Tanto potrei scrivere ma sarebbero sempre poche le parole per descrivere tutti i doni che ho ricevuto da Lei.
Ora sono amareggiata e avvilita per quello che ho saputo leggendo queste pagine.
Da: Giuliana Strazzari su 24 settembre 2010
alle 1:09 pm