Pubblicato da: damianorama | 8 dicembre 2011

“È ora di fermare la guerra contro la terra”

DI VANDANA SHIVA

Oggigiorno, quando pensiamo alla guerra, la nostra mente va verso Iraq e Afghanistan. Ma la guerra più grande è quella contro il pianeta. Ha le sue radici in un’economia che non rispetta i limiti ambientali ed etici, limiti della disuguaglianza, dell’ingiustizia, limiti dell’avidità e della concentrazione economica.
Una manciata di compagnie energetiche cerca di controllare le risorse della Terra e così trasformare il pianeta in un supermercato dove tutto è in vendita. Vogliono vendere la nostra acqua, i geni, le cellule, gli organi,la conoscenza, la cultura e il nostro futuro.

Le guerre durature in Afghanistan, Iraq e quelle che le hanno seguite non sono solo sangue per petrolio. Man mano che si sviluppano, vediamo che diventano sangue per il cibo, sangue per i geni e la biodiversità , sangue per l’acqua.
La mentalità guerriera soggiacente all’agricoltura bellico-industriale è ovvia nei nomi degli erbicidi della Monsanto Round-Up, Machete, Lasso. American Home Products, che si è fusa con la Monsanto, dà il nome a erbicidi altrettanto aggressivi, tra cui “Pentagono” e “Squadron”. È il linguaggio della guerra. La sostenibilità è basata sulla pace con la Terra.
La guerra sulla Terra inizia nella mente. Pensieri violenti danno forma a azioni violente. Categorie violente costruiscono strumenti violenti. E tutto questo ha la sua massima rappresentazione nelle metafore e metodi che sono alla base della produzione industriale, agricolo e alimentare. Le fabbriche che producevano veleni ed esplosivi per uccidere la gente in guerra sono state trasformate in fabbriche che producono prodotti agrochimici alla fine delle guerre.

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Pubblicato da: damianorama | 23 maggio 2010

Proiezione a Genova


DOMENICA 23 MAGGIO 2010 – ore 17,30

sede: CELSO ISTITUTO DI STUDI ORIENTALI (Galleria Mazzini 7 – Genova)
PRESENTAZIONE E PROIEZIONE DEL FILM-DOCUMENTARIO:

‘ TRIPATHAGAMINI. GANGA LA VIAGGIATRICE NEI TRE MONDI

Realizzato tra il 2006 e il 2007 come strumento di sensibilizzazione nell’ambito della campagna di protezione delle acque,
a tutela delle culture tradizionali e dei diversi popoli dell’India.
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Il Governo Indiano sta realizzando una serie di 12 dighe lungo l’alto corso del Gange: dalla sorgente a Gangotri, attraverso le gole dell’Himalaya, fino ad Haridwar.
La costruzione delle dighe porterà alla deturpazione permanente dell’intera valle, alla distruzione di una parte dell’Himalaya ancora incontaminata.
Le acque del fiume saranno deviate in tunnel artificiali, con il risultato di cancellare la sua stessa esistenza dalla valle in cui nasce e in cui ora scorre libero.
I laghi artificiali contribuiranno ad alterare la qualità dell’acqua del Gange fin dalla sorgente, deteriorando le sue preziose proprietà lungo tutto il restante corso.
I progetti non tengono alcun conto della sacralità di questo fiume e ignorano completamente il suo ruolo culturale e spirituale.
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A cura del CELSO Istituto di Studi Orientali – Dipartimento Studi Asiatici
in collaborazione con Gangahavaan

INGRESSO LIBERO
(fino ad esaurimento posti)

Pubblicato da: damianorama | 8 giugno 2009

TRIPATHAGAMINI

Madre Gange: la viaggiatrice dei Tre Mondi


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Il Governo Indiano sta realizzando una serie di 12 dighe lungo l’alto corso del Gange: dalla sorgente a Gangotri, attraverso le gole dell’Himalaya, fino ad Haridwar.

La costruzione delle dighe porterà alla deturpazione permanente dell’intera valle, alla distruzione di una parte dell’Himalaya ancora incontaminata.

Le acque del fiume saranno deviate in tunnel artificiali, con il risultato di cancellare la sua stessa esistenza dalla valle in cui nasce e in cui ora scorre libero.

I laghi artificiali contribuiranno ad alterare la qualità dell’acqua del Gange fin dalla sorgente, deteriorando le sue preziose proprietà lungo tutto il restante corso.

I progetti non tengono alcun conto della sacralità di questo fiume e ignorano completamente il suo ruolo culturale e spirituale.

Il Gange soprattutto è il fiume dell’India, che ha preso prigioniero il cuore degli indiani e ne ha attratto innumerevoli milioni alle sue rive fin dagli albori della storia. La storia del Gange, dalla sua sorgente al mare, dai tempi antichi ai nuovi, è la storia della civiltà e della cultura dell’India, della nascita e della caduta di imperi, di grandi e fiere città, dell’avventura dell’uomo…

Jawaharlal Nehru


Alcune delle conseguenze portate dai lavori in corso e dalle dighe già realizzate:

- impatto ambientale destinato a sconvolgere l’equilibrio di un ecosistema consideratogià fragile come quello Himalayano;

- inquinamento del fiume e dei torrenti dovuto agli scarichi di detriti, cemento e rifiuti da parte delle imprese costruttrici delle dighe;

- prosciugamento di fonti di acqua: interi villaggi sono rimasti senza acqua potabile e per l’irrigazione;

- perdita di terreni agricoli, di pascoli e foreste da cui le popolazioni locali dipendono fortemente;

- diminuzione dei posti di lavoro nei campi e mancato reintegro di questa manodopera per il funzionamento delle centrali in quanto non specializzata;

- creazione di bacini artificiali in zone sismiche: questa è un’area denominata ‘zona 5’, ovvero ad altissimo rischio sismico;

- crepe nelle case dei villaggi limitrofi a causa delle esplosioni – case in queste condizioni diventano molto pericolose per le persone in una delle zone maggiormente soggette a terremoti di tutta l’India;

- caccia agli animali selvatici che scendono verso valle in inverno da parte dei lavoratori delle dighe;

- impatto negativo sul turismo che certamente risentirà pesantemente della scomparsa del fiume, delle frane lungo le strade e del generale degrado delle bellezze naturali;

- impatto negativo sulle tradizioni culturali e religiose legate alla presenza del Gange.

Di Madre Gange si dice che sia scesa dai capelli di Shiva.

Coloro che l’hanno vista, ora marrone, ora ocra, scorrere impetuosa sotto le piogge; coloro che l’hanno vista risplendere con la sua trasparenza di smeraldo in inverno e scorrere come una benedizione fra i picchi innevati dell’Himalaya, sanno che è un segno del nostro degrado, della nostra totale cecità a tutti i livelli il poter anche solo pensare di confinare questa libera entità nel buio di una caverna sotterranea.

Priya Patel


IL GANGE E’ UN PATRIMONIO DELL’UMANITA’

SE VUOI FARE QUALCOSA ANCHE TU

FIRMA LA PETIZIONE

http://www.petitiononline.com/ahvaan/petition.html

(nella pagina “firmate la petizione” in alto a destra trovate il testo integrale inglese e la traduzione in italiano)

Pubblicato da: damianorama | 2 marzo 2009

Come si uccide un fiume?

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“Uccidono la Madre, la Madre Gange!”

Questa l’intima, drammatica emozione che le centinaia di milioni di abitanti della pianura gangetica e l’intera comunità induista del mondo, provano alla notizia dei mastodontici progetti idroelettrici che coinvolgono tutto il corso dell’alto Gange, particolarmente il ramo Bhaghirati, sacro a Shiva e Vishnu, fulcro di una cultura e di una fede  millenaria.

O almeno, questa sarebbe la loro emozione, il loro sdegno!, alla notizia.
Ma questa notizia non giunge loro. O giunge parziale, giustificata e depotenziata.
Il governo federale indiano, come tutti i governi, è abile a parlare di sviluppo, della necessità di supportare la crescita economica con la produzione di energia. E come ogni governo, naturalmente,  è pronto a ponderare severamente di localismi, di estremismi, del bene per la maggioranza, dei necessari sacrifici.

Ma il fatto rimane: dieci dighe enormi, spesso inutili e mal progettate, sempre mal realizzate, che entrano come un pugno nel già fragilissimo ecosistema Himalayano, ecosistema complesso per ragioni sociali, morfologiche e idrogeologiche, oltre che per l’immenso valore religioso e culturale che riveste per la più antica civiltà del mondo.
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